Tirocinio formativo:esperienza costruttiva o perdita di tempo?

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Digitando su un motore di ricerca la parola tirocinio formativo si trovano centinaia di definizioni, che spiegano cos’è, quali sono le norme che lo regolano e quali sono gli obiettivi per i quali viene proposto.

Nessuno però parla di quali sono i benefici che l’esperienza offre e come dovrebbe svolgersi.

L’azienda che decide di accogliere un tirocinante ha la possibilità d’inserire una persona con alle spalle percorsi di studi e/o esperienze lavorative, che vuole accrescere le sue competenze e misurarsi in un nuovo contesto lavorativo. La sua presenza, oltre a non gravare sul bilancio, va vissuta come un momento d’incontro durante il quale, l’azienda conosce e si confronta con la persona su idee e valori, si mettono in comune risorse e competenze con il fine di poter costruire un rapporto che possa avere un proseguo.

Un tirocinante può dunque trasformarsi in una risorsa, ma l’azienda non deve cadere nell’errore di strumentalizzare la sua presenza per supplire carenze di personale, o “utilizzarla” per svolgere compiti che altri non vogliono eseguire.

Il tirocinante ha delle mansioni prima ancora di essere inserito in azienda, il suo ruolo è sperimentare le competenze acquisite, rafforzandole attraverso l’esperienza sul campo.

  • Eppure oggi le cose sono molto diverse da quanto sopra descritto, alcune aziende non sono interessate ad accogliere tirocinanti perché ai loro occhi, sono un impegno che va a gravare sulle giornate piene d’attività; quelle che invece decidono di farlo vedono nel tirocinante la possibilità di personale a costo zero, innalzano le aspettative sulle mansioni che la persona dovrebbe saper svolgere, eliminando la dimensione formativa, che è lo scopo principale del tirocinio.

Qualche parola però va spesa anche per coloro che intendono intraprendere un percorso di tirocinio formativo, durante il quale bisogna mettere a disposizione le proprie competenze, portando valore aggiunto presso le aziende che aderiscono all’iniziativa.

E’ vero che i tirocini vengono fatti con precise finalità, ma è anche vero che:

    • se questa esperienza viene vissuta come un modo per impiegare il tempo,
    • se si costruiscono alibi per non dare la massima disponibilità alle aziende,
    • se viene visto come un periodo durante il quale il pensiero costante è rivolto a procacciarsi una forma contrattuale

l’esperienza perde la sua funzione diventando la conferma dei pregiudizi di coloro che non vogliono mettersi in gioco.

Ci auguriamo che le nostre riflessioni, che volutamente hanno tirato in causa i protagonisti del tirocinio, (aziende e persone), possano contribuire a sviluppare questo percorso come una grande opportunità di crescita reciproca e che l’aspetto formativo sia la base di supporto di per lo svolgimento di ogni esperienza.

Per informazioni sulle prossime iniziative contattateci.

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Author: Claudia Pelleriti

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  1. Anton83 on 28 agosto 2016 at 01:03 Rispondi

    Io ho svolto un tirocino in azienda negli ultimi mesi del 2005, prima ancora di conseguire la laurea di primo livello. In seguito, mi sono iscritto al corso di laurea specialistica (conseguita nel tardo 2008). Ho constatato con grande amarezza che il tirocinio non mi ha dato una marcia in più nel mondo del lavoro, al contrario è stato una perdita di tempo. Per trovare il mio primo lavoro, ho impiegato addirittura 7 mesi. I miei compagni di studio che non hanno svolto il tirocinio in azienda si sono laureati prima di me, inoltre hanno trovato lavoro in meno di due mesi. Per questo motivo, ritengo che, anziché partecipare a un tirocinio in azienda, sia preferibile laurearsi il più presto possibile.

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